28 Marzo 2008

la caverna del desiderio

ah, signora dall'umido bagliore! Un superbo destriero diventa il desiderio. Spada dai mille specchi è l'ansia del mio struggimento per il corpo vostro, e invano fende il suo doppio taglio i mille affanni che il vento si porta. Una grazia, mille notti insonni! Una grazia vi chiedo, signora, mancato riposo della mia grigia esistenza. lasciate ch'io sfiori il collo vostro. Lasciate che al vostro orecchio possa inerpicarsi la mia goffa bramosia. Lasciate che il mio desiderio vi sossurri sommesso quando il mio petto tace. Non guardate, signora così poco mia, il povero volto che mi adorna il capo. Lasciate che le vostre orecchie diventino sguardo, cedete gli occhi per guardare i sossurri che camminano sul ventre mio, bramoso del ventre vostro. Sì, voglio entrare in voi, seguire con sospiri la rotta che labbra e mani e sesso desiderano. Nella bocca, essa umida e io assetato, entrare con un bacio. La doppia collina del seno vostro sfiorare con labbra e dita, risvegliare il grappolo di gemiti che nasconde. Marciare verso sud e imprigionarvi i fianchi con morbido abbraccio, mentre già brucia la pelle del ventre, brillante sole che annuncia la notte che più giù nascerà. Schivare, attento e abile, la forbice che conserva la grazia vostra e il cuore promette e nega insieme. Regalarvi un tremito di freddo calore e giungere, tutto intero, all'umido agitarsi del desiderio. Accrescere il calore delle mie mani nel calore doppio di carne e movimento. Un passo tranquillo dapprima, quindi un trotto leggero. Infine lo scatenao cavalcare di corpi e desiderio. Raggiungere il cielo, per poi precipitare. Una grazia, stanchezza promessa! Una grazia vi chiedo, signora dal sospiro sommesso! Lasciate ch'io sfiori il collo vostro! In esso mi salvo, lontano ne muoio...
Sono un pirata ora, signora dell'anelato porto. Domani, un soldato in guerra. Oggi, un marinaio a terra, sperduto in mezzo agli alberi. La nave del desiderio spiega le sue vele. Un continuo gemito, tutto tremito e struggimento, conduce la nave tra mostri e tempeste. Lampi illuminano il mare tremulo della disperazione. Un'umidità salmastra prende il comando e si impossessa del timone. Puro vento, parola sola, navigo per cercarvi, tra sospiri e affanni, verso il luogo preciso che vi comanda il corpo. Il desiderio, signora di tempeste a venire, è un nodo che da qualche parte la pelle vostra cela. Trovarlo è il compito mio e , mormorando sortilegi riuscire a snodarlo. Libere saranno allora le vostre ansie, femmineo viavai, e vi riempiranno gli occhi e la bocca, il ventre e le viscere. Libere solo per un momento, perchè presto giungeranno le mie mani a farle prigioniere, a condurle nell'alto mare del mio abbraccio e del mio corpo. Nave sarò e agitato mare, per poter nel vostro corpo entrare. E non ci sarà riposo in così grande tempesta, agitati i corpi da così capricciosa onda. Un'ultima e feroce manata di salato desiderio ci getterà su una spiaggia dove arrivi il sonno. Sono un pirata ora, signora della dolce tempesta. Non attendete il mio assalto, venite a cercarlo! siano testimoni il mare, il vento e questa pietra divenuta nave. La caverna del desiderio! Si tinge di vino nero l'orrizzonte, ormai stiamo arrivando, ormai stiamo partendo...
Don Durito de Lacandona.
Vale.

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